Comune di Borzonasca
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Abbazia di Borzone

Articolo della Giornalista Carla Viazzi pubblicato sul Corriere Mercantile il 16 febbraio 2014.

"Uno dei più ragguardevoli monumenti architettonici della provincia di Genova, riconducibile al periodo romanico, che dimostra i rapporti esistenti tra la Liguria e le civiltà limitrofe, è la duecentesca Abbazia di Sant’Andrea di Borzone nel comune di Borzonasca, che si trova in un luogo solitario e suggestivo. Il complesso sorge sulle rovine di una fortezza bizantina eretta nella prima metà del VI sec. La storia sulla sua fondazione è ancora oggi incerta, dal momento che non esistono date attendibili sugli avvenimenti storici. Secondo alcune testimonianze la chiesa e il monastero, con annessa residenza regia, furono costruiti per volere del re longobardo Liutprando tra il 712 e il 714. Due documenti attesterebbero, poi, la presenza di un nucleo monastico a Borzone di antica data da parte dei monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio. Nel 774 Carlo Magno - delimitando la giurisdizione del monastero di Bobbio - cita Borzone, mentre nel 972 Ottone I riconferma la giurisdizione di Bobbio menzionando "il monastero e la villa di Borzone". Nel XII secolo fu sottoposto alla giurisdizione dell'Abate del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, fino al successivo passaggio nel 1128 al Vescovo di Genova. Grazie ai Fieschi, conti di Lavagna, divenuti nel 1145 i nuovi proprietari di Borzone, la chiesa ebbe il titolo di Abbazia nel 1184 dall'Arcivescovo di Genova Ugone Della Volta e fu affidata all'Abate benedettino Lantelmo. L'anno successivo divenne commenda parrocchiale rimanendo tale fino al 1847. La chiesa è ancora menzionata inoltre in un'iscrizione del 1244, anche se tale data non è stata del tutto confermata dagli studiosi. Attualmente il complesso, dichiarato monumento nazionale nel 1910, è gestito dalla Diocesi di Chiavari per mezzo della locale Parrocchia di Borzonasca. La chiesa, come la vediamo oggi, è il risultato di più di un millennio di trasformazioni. Malgrado le modifiche ottocentesche, l’Abbazia conserva ancora parti cospicue della forma originaria. Infatti presenta un inconsueto apparato di muratura mista, di origine bizantina, costituito da blocchi squadrati in pietra e decorazioni di mattoni, i quali formano una fitta trama di piccole arcate cieche alte e strette. Ha due ordini sovrapposti che, dopo aver scandito i muri perimetrali esterni della chiesa e la parte terminale della torre campanaria, si proiettano all’interno della splendida navata. Mentre la chiesa e la torre si sono in gran parte conservate, i vari edifici del convento del duecento risultano più trasformati. Il complesso monastico comprende la chiesa, la sacrestia, un chiostro, l'ex monastero, una casa colonica e una torre campanaria piuttosto imponente. Le sue dimensioni e la tecnica costruttiva portano a pensare che precedentemente potesse essere una torre difensiva, riutilizzata come campanile in seguito alla costruzione della chiesa. Infatti i conci di pietra sono lavorati a bugnato a cuscino, tecnica tipica dell’ambito urbano dell’architettura civile. Le superfici della facciata e dei fianchi della chiesa, in pietra e mattoni, corrispondono alle murature originarie, salvo poche varianti, con un doppio ordine di arcatelle cieche lungo tutto il perimetro a conferire eleganza, nonostante la semplicità dei materiali impiegati. Interessante, sul lato nord del muro della chiesa, la presenza di una piccola croce scolpita in un masso, che è considerata una testimonianza dell’antichità del monumento. Infatti le croci poste all’esterno degli edifici nell’Alto Medioevo ne simboleggiavano la consacrazione. Un'altra curiosità è la presenza di quattro pietre lavorate che si trovano sugli angoli delle facciate. Si tratta, forse, di “mamme longobarde”, ovvero pietre scolpite di origine antichissima, legate ai riti della fertilità. Uno dei due cipressi piantati nel sagrato è molto antico e per la sua veneranda età, circa cinque o sei secoli, è tra gli esemplari che costituiscono il patrimonio delle piante monumentali della Liguria. Per quanto riguarda l'interno, la chiesa si presenta ad unica navata di tre campate e ospita un altare maggiore della prima metà del XVIII secolo - sormontato da un grande crocifisso ligneo della stessa epoca, attribuito alla scuola del Maragliano - e tre altari laterali. Quello destro, collocato nella seconda campata, fu eretto nel 1644 e dedicato originariamente alla Vergine Maria e dal 1680 alla Madonna del Rosario. Sul lato sinistro del presbiterio si trova un tabernacolo in ardesia del '500. Nella terza campata a sinistra è situato l’altare barocco dedicato a Sant’Anna. Vi è poi un altro altare, costruito nel 1644 in onore della Vergine Maria, con una pregevole statua in marmo che raffigura la Madonna sorridente con il Bambino benedicente. L’opera di maggior risalto è, però, il monumentale polittico di Sant’Andrea, ritenuto uno dei più rilevanti del ‘400 ligure, attribuito a Giovanni da Barbagelata o a Carlo Braccesco. Nello scomparto superiore centrale è raffigurata la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Battista; a destra sono presenti San Bernardo Abate e Santa Apollonia, mentre a sinistra i Santi Eufemiano e Antonio Abate. Nella parte inferiore, al centro, sono raffigurati i Santi Andrea, Pietro, Sebastiano, Lorenzo e Caterina. L’originale è conservato attualmente al Museo Diocesano di Chiavari. Del chiostro, sistemato a giardino, rimangono otto pilastri quattrocenteschi probabilmente appartenenti ad un antico porticato."



DATA DI PUBBLICAZIONE: 01/03/2014
 
 
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